È ufficiale: Xiaomi produrrà auto elettriche – La Stampa

“Avevamo talmente tante novità in serbo che abbiamo dovuto dividere il nostro evento in due parti”. Lei Jun, il fondatore di Xiaomi, apre così l’evento speciale di oggi, il secondo in due giorni, con cui l’azienda di Pechino ha presentato una risma di nuovi prodotti tech, ha confermato il lancio dello smartphone pieghevole Mi Mix Fold e soprattutto ha annunciato ufficialmente l’intenzione di entrare nel mercato delle auto elettriche. 

Prima di annunciare nuovi prodotti, però, Lei Jun ha mostrato una nuova versione del logo dell’azienda, ripensato dal grafico e designer giapponese Kenya Hara. Il “maestro” – come lo ha definito Lei Jun – ha ridefinito il logotipo secondo complessi calcoli parametrici che ne addolciscono le linee, fino a interpretare al meglio il concetto di “alive”, a simboleggiare la necessità di infondere un afflato di vita negli oggetti tecnologici usati dagli umani.

Il risultato è lo stesso logo arancione con la scritta “mi”, ma leggermente stondato.

È ufficiale: Xiaomi produrrà auto elettriche

L’evento di oggi è stato un grande zibaldone, in puro stile Xiaomi, che però in quanto a prodotti ha avuto ben poco da offrire al pubblico occidentale. Tutti i gadget presentati oggi, dall’aspirapolvere smart, al condizionatore, dal depuratore d’aria di nuova generazione, passando pure per un portatile, sono infatti destinati per adesso solo al mercato cinese.

Anche l’intenzione di entrare nel mercato automobilistico con investimenti su l’elettrificazione dell’auto è per adesso un affare che riguarda la Cina, anche se l’impatto dell’annuncio è inevitabilmente globale. Xiaomi anticipa infatti con questa mossa concorrenti del calibro di Apple, di cui ormai da anni si vocifera l’interesse per il mercato delle auto elettriche.

Fabbrica Automobili Pechino
Un auto a marchio Xiaomi esiste già. È una sorta di utilitaria compatta da poco più di 8000€, realizzata dal marchio Bajoun e annunciata a settembre scorso per il mercato cinese. Quello svelato oggi, però, è un passo ulteriore che amplia l’interesse dell’azienda nell’ambito della mobilità sostenibile ben oltre i monopattini e le microcar.

La divisione automobilistica di Xiaomi, ha spiegato Lei Jun, opererà come una vera e propria sussidiaria dell’azienda. L’investimento iniziale previsto è di 1,5 miliardi di dollari (10 miliardi di Yuan), ma nel corso dei prossimi dieci anni Xiaomi prevede già di investire altri 10 miliardi di dollari in totale nel settore. 

No, la prima macchina elettrica di Xiaomi non è un Caravan, ma Lei Jun ne ha mostrato uno lo stesso.

No, la prima macchina elettrica di Xiaomi non è un Caravan, ma Lei Jun ne ha mostrato uno lo stesso.

Con un lungo discorso di stampo ispirazionale, il fondatore di Xiaomi ha di fatto giustificato la costosa scommessa che Xiaomi si appresta a piazzare. “Tutti mi hanno detto che il mercato automobilistico è complesso, che abbiamo una probabilità molto alta di fallire”, ha detto Jun durante l’evento. “È la stessa cosa che ci dicevano poco più di dieci anni fa, quando abbiamo deciso di iniziare a produrre smartphone in un mercato che sembrava già dominato da poche grandi aziende”. 

Al netto di una pesante retorica imprenditoriale, le intenzioni di Lei Jun sono chiare: portare l’esperienza di una grande azienda tecnologica in un settore – quello automobilistico – che sta vivendo uno sconvolgimento e una transizione epocale. “Qualcuno ha detto che una macchina elettrica altro non è che uno smartphone con quattro portiere” ha detto Lei Jun, “e noi sappiamo fare ottimi smartphone”. Le intenzioni sono chiare, l’ottimismo non manca, la direzione un po’ meno: ad oggi non si è ancora capito quale sarà il primo risultato concreto di questo nuovo investimento, né quando vedremo il primo veicolo a marchio Xiaomi. 

Ma in conclusione Jun ha detto una cosa importante: quelli che la sua azienda sta investendo sono soldi che Xiaomi si può permettere di perdere. O la va o la spacca, insomma: se la spacca, poco male, ci saranno sempre molti smartphone e prodotti smart da produrre e un largo pubblico pronto a comprarli. Se la va, però, fra dieci anni saremo parleremo probabilmente di Xiaomi come di uno dei maggiori produttori di auto elettriche al mondo. 

Mi Mix Fold
Fra la miriade di prodotti presentati oggi da Xiaomi c’è anche un nuovo smartphone della serie Mi Mix con display pieghevole, il MI MIX FOLD. È un dispositivo con caratteristiche di fascia alta, che ricorda molto (forse troppo) il Galaxy Fold di Samsung. Ha le stesse forme, più o meno la stessa dimensione (è un po’ più grande) e pure gli stessi sfondi del desktop con un fiore colorato che sboccia.

È ufficiale: Xiaomi produrrà auto elettriche

Costa tuttavia molto meno, ovvero 9999RMB (circa 1200€ al cambio attuale) e le caratteristiche sono molto buone. Il display pieghevole è un OLED da 8,01” da 4:3, mentre il display esterno è un AMOLED da 6,52”, con 90Hz di frequenza di refresh e risoluzione HD+. Fra le altre caratteristiche spiccano i quadrupli altoparlanti per il suono panoramico e il nuovo chip Surge C1 realizzato da Xiaomi, un chip proprietario per il processamento delle immagini. La fotocamera principale è da 108MP, affiancata da un super-grandangolo da 123° con correzione della distorsione. La batteria è doppia, per un totale di 5020mAh, e supporta la tecnologia di ricarica rapida da 67W presentata ieri da Xiaomi.

Completano il quadro delle specifiche un chipset Snapdragon 888 di Qualcomm, 12GB di RAM LPDDR5, 256GB di memoria UFS 3.1 (nella versione base), il 5G, e un sistema di raffreddamento ibrido per evitare surriscaldamenti anche quando il dispositivo opera ai massimi regimi. 

È ufficiale: Xiaomi produrrà auto elettriche

Mi Mix Fold è un ottimo dispositivo, ma che pare arrivare fuori tempo massimo. Avrebbe forse avuto senso alla metà dello scorso anno, per competere con le prime o seconde versioni dei modelli pieghevoli della concorrenza. Xiaomi è riuscita a portarlo sul mercato solo oggi perché finora, con ogni probabilità, non sarebbe stato possibile realizzare un simile prodotto in questa fascia di prezzo (pure con il famoso margine del 5% che permette all’azienda di prezzare in maniera aggressiva tutti i suoi gadget).

Se il prezzo è invitante e il prodotto tecnologicamente valido, però l’impressione rimane quella di osservare un dispositivo già datato. Un oggetto avanzato e luccicante che però non risponde ancora – come tutti i foldable della concorrenza – alla domanda fondamentale: ma quale problema ci risolvono, davvero, gli smartphone pieghevoli? 

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