Xiaomi Mi 11 5G, recensione. I tanti pregi e i pochi difetti di un grande smartphone – DDay.it – Digital Day

Quello che abbiamo davanti è forse lo smartphone meno “Xiaomi” tra tutti gli smartphone del produttore cinese visti nell’ultimo periodo. La regola del “provo a darti tutto quello che posso a poco” si infrange di fronte ad un prezzo che è comunque premium, 799 euro, ma soprattutto ad uno smartphone che, anche scorrendo la scheda tecnica, non sembra darti affatto tutto quello che può. Purtroppo quando si usa un processore come lo Snapdragon 888, potente ma costoso, si riducono i margini per poter inserire in uno smartphone tutto quello che inizialmente si pensava di mettere. Da una Xiaomi a 799 euro nessuno si aspetterebbe “solo” 128 GB di storage (la versione 256 GB costa 899), soprattutto quando la memoria non è espandibile, così come nessuno si aspetterebbe una fotocamera basata sullo stesso sensore già visto sui modelli dello scorso anno e su molti modelli più economici, supportato da un solo obiettivo super wide e da un macro da 5 megapixel che, come tutti gli altri obiettivi macro, sembra tanto un obiettivo di contorno. Dov’è il tele? Non c’è, lo zoom è totalmente digitale.

Ci sarebbero anche altri elementi criticabili per un prodotto che è di fatto un modello “premium”: una porta USB che è solo USB 2.0, l’assenza di jack audio e l’assenza di una qualsiasi certificazione waterproof, ma manteniamo lo stesso metro di giudizio usato per gli altri smartphone e non ne facciamo un dramma.

La porta USB ormai viene usata quasi solo esclusivamente per la ricarica, e anche se si devono trasferire dei file si può tranquillamente attendere qualche secondo in più, mentre il jack audio è un retaggio del passato. Avremmo sofferto solo se Xiaomi fosse stata una di quelle aziende, vedi LG, che tradizionalmente utilizza DAC di alta qualità per gli smartphone, ma crediamo che con jack o senza jack cambi davvero poco, siamo ormai nel mondo dell’audio senza fili.

Siamo più combattuti invece sul waterproof: Xiaomi non ha mai appoggiato la certificazione, ma i suoi smartphone sono sempre stati perfettamente sigillati e in grado di sopportare anche una secchiata d’acqua. Il Mi 11 5G è però diverso: nella parte alta ha una griglia di sfogo per facilitare la dissipazione del calore, ed è difficile pensare che, nel caso di caduta accidentale in acqua, quella griglia non possa rappresentare un punto di ingresso per liquidi.

A tutto questo aggiungiamo anche un sistema operativo basato su Android 11 ma non perfetto nella sua personalizzazione: funziona tutto bene, sia chiaro, ma chi ci conosce è ben consapevole che riteniamo il software e tutto quello che ruota attorno all’esperienza e all’integrazione più importante del “pezzo di ferro”. E proprio da software vogliamo partire con questa recensione perché è l’unico punto che deve ancora essere raffinato per raggiungere il livello del resto. 

MIUI 12, buono, ma resta la sensazione di una beta

Oggi gran parte dell’esperienza di utilizzo di un telefono è data dal software che c’è a bordo, e nel caso del Mi 11 5G il software è la MIUI 12 basata su Android 11. L’aspetto che più ci tocca è il feeling “always beta” della MIUI 12. Chi usa il telefono in modo poco attento difficilmente incontrerà bug e problemi: l’unica cosa a cui andrà incontro l’utente tipo è il classico rallentamento della consegna delle notifiche in coda per alcune app poco diffuse dovuto ad un sistema di risparmio energia un po’ troppo aggressivo. La cosa non riguarda alcune app come Facebook o Whatsapp, che sono state messe in “whitelist”.

Chi invece si serve di funzioni avanzate, come ad esempio la possibilità di aprire le app in finestra, si troverà davanti a tanti piccoli bug o glitch. Sono presenti soprattutto sulle app di sistema Xiaomi, sono presenti nei menu, dove non sempre le traduzioni in italiano sono chiare, sono presenti nei vari aspetti delle MIUI, come ad esempio i Super Wallpaper. L’esempio qui sotto: la scritta tocca il bordo, non è bellissima da vedere.

L’impressione generale è quella di poco testing e poca attenzione, soprattutto sulla localizzazione. C’è poi la tendenza di inserire tutto, ma in modo incompleto, una sorta di “Se questa cosa funziona allora mettiamola” dove viene però gestita una sola situazione e le altre vengono un po’ abbandonate a se stesse. Possiamo fare un paio di esempi legati all’ambito fotografico, dove troviamo ad esempio la funzione che permette di togliere un elemento indesiderato o una persona da una foto. Samsung, sapendo che ancora non è perfetta, l’ha messa come funzione “lab” che chi vuole può provare. Xiaomi no, l’ha inserita nell’editor come se fosse già una funzione perfettamente funzionante eppure è tutt’altro che perfetta: rimuove senza problemi un soggetto da uno sfondo uniforme, ma pasticcia con ogni altro tipo di sfondo e in situazioni più difficili. Funziona, perché funziona, ma sembra una implementazione un po’ frettolosa e in molti casi è decisamente peggiore dell’implementazione beta di Samsung. Lo mostriamo qui sotto: si vede chiaramente che è un fotoritocco posticcio.

La rimozione della persona fatta dal Galaxy S21 Ultra con la funzione “beta”
La rimozione fatta dallo Xiaomi Mi 11 5G

Si può poi parlare dei filtri video, che funzionano in alcuni casi specifici e in altri no: il verticale non è supportato. Chi sviluppa software è ben consapevole che quando si aggiunge qualcosa si devono considerare anche tutte le possibili eccezioni e tutti i possibili casi d’uso, e ogni possibile scenario dev’essere gestito. Nel caso della MIUI sembra che Xiaomi si sia accontentata dell’apparenza di un buon funzionamento superficiale senza però andare a gestire ogni singola eccezione. Poca cura, ma forse anche poche risorse su quell’aspetto che invece dovrebbe rappresentare il punto più importante oggi in un prodotto.

Qualità e feeling ottimi. Taglia grande, peso medio

Quelli che un tempo erano considerati materiali premium ora sono la normalità. Vetro e alluminio sono la base di ogni smartphone moderno, anche di quelli di fascia media, ed è sempre più difficile usare l’aspetto costruttivo per definire uno smartphone.

Il Mi 11 5G può vantare cornici sottili, un bordo leggermente curvo, un retro satinato e una bella cornice lucida in tinta ma non c’è nessun elemento che ci faccia pensare “Questo è costruito meglio degli altri”. Robusto, solido, ma perfettamente allineato con quella che è la nuova normalità. Per compensare un frontale anonimo, ormai sono tutti uguali, Xiaomi ha cercato il ricamo sul retro: le fotocamere sono inserite in un blocco multistrato che regala un po’ di carattere e aiuta a mimetizzare lo spessore della fotocamera da 108 megapixel, che senza questo blocco avrebbe una sporgenza eccessiva, superiore ai 2 mm.

Il bordo stondato aiuta nel grip, ma il retro satinato è parecchio scivoloso oltre ad avere un trattamento che non riesce a respingere del tutto le impronte: restano ben visibili sulla superficie. Ci sono due aspetti di un design comunque riuscito che non ci convincono a pieno: il primo è la classica curvatura del schermo che crea un fastidioso effetto al bordo, presente in tutti gli smartphone curvi, e il secondo è una corsa dello schermo che non segue la curva della cornice. Avremmo preferito un angolo meno stondato, più armonioso.

Lo schermo OLED è da 6.8” ed è grosso, inutile negarlo: non è un telefono per tutti, anche se ormai agli schermi grandi ci abbiamo fatto l’abitudine. Ed è proprio allo schermo che andremo ora a guardare, perché secondo Xiaomi lo schermo del Mi 11 Pro è eccezionale.

Un buonissimo schermo, ma non è perfetto

Lo schermo da 6.81” del Mi 11 5G è sicuramente un ottimo schermo OLED. La risoluzione è quasi esagerata, 3200×1440 pixel equivalenti a 515 ppi con un rapporto di forma di 20:9, ma siamo davanti ad uno schermo edge quindi curvo ai bordi: la percezione resta quello di uno schermo 21:9 lungo e stretto.

Protetto da Gorilla Victus, l’ultima generazione di vetri resistenti Corning, lo schermo secondo le dichiarazioni di Xiaomi dovrebbe avere una copertura dello spazio colore DCI-P3 del 100%, 10 bit di profondità, una calibrazione accuratissima con ΔE≈ 0.41 e una luminosità massima di 1500 nits. Secondo le nostre misure in laboratorio la copertura P3 (1931xy) arriva al 95,75% mentre la luminosità massima tocca i 1230 nits con una finestra piccolissima. Probabile che per raggiungere i 1500 nits serva una finestra ancora più piccola di quella che riusciamo a misurare.

L’errore è contenuto ma non basso come dice Xiaomi, e soprattutto è bene usare le impostazioni automatiche perché in sRGB non è affatto così preciso. Abbiamo voluto provare anche l’HDR, Xiaomi parla di HDR10+, usando il player integrato e alcuni segnali test HDR caricati sullo smartphone e dobbiamo segnalare il fatto che il tone mapping del telefono non guarda affatto i metadati, le patch che abbiamo usato erano con mastering a 1000 nits ma il player le ha portate a 1200 nits.

Lo schermo è a 10 bit, ma non sono 10 bit reali: sono i classici 8 bit con 2 bit di dithering. Siamo comunque davanti ad uno schermo offre prestazioni che vanno oltre quelle che sono le normali esigenze dell’utilizzatore di uno smartphone. Come sempre ci sono fin troppe funzioni: bene la possibilità di inserire la modalità DC Dimming per aiutare chi ha problemi di sensibilità e percepisce il flicker dell’OLED, bene la possibilità di gestire diversi livelli di refresh rate, superfluo il motore di immagine AI che integra un upscaler, un sistema di motion compensation e diversi filtri di image enhancing. Li detestiamo sui TV, sono davvero un inutile orpello su un telefono.

Il sensore di impronte è sotto lo schermo, classico sensore ottico abbastanza veloce e preciso: trattandosi di un sensore ottico deve illuminare il polpastrello e usando la luce può anche ricavare il battito cardiaco. Altra funzione utile per promuovere il telefono, ma se non ci fosse non sentiremmo affatto la mancanza.

Un processore sovradimensionato per quello che deve fare

Lo Snapdragon 888 è un processore potentissimo. Forse troppo potente per quello che devono fare oggi gli smartphone. Qualcuno potrebbe anche dire che la potenza non è mai troppa, ma il modo in cui Android gestisce i processori e tutti i loro core è molto particolare: con il 90% delle applicazioni usa tutto quello che c’è disponibile. Abbiamo fatto una analisi molto accurata del processore, e abbiamo voluto controllare quanti core vengono usati effettivamente in ogni situazione e in che modalità. Lo Snapdragon 888 ha una CPU con 8 core e se si usano il browser, Facebook, se si apre una qualsiasi applicazione tutti i core vengono usati e in molti casi vengono usati anche al massimo del clock. Siamo davanti però ad applicazioni per le quali l’aumento della frequenza del processore non porta ad un percepibile aumento della velocità, che si apprezzerebbe solo in alcuni casi specifici, e siamo abbastanza certi che se dovessimo sostituire l’888 con l’imminente 780 (o 788) si guadagnerebbe in autonomia e non si noterebbero affatto differenze prestazionali.

Purtroppo stiamo parlando di un prodotto di fascia alta indirizzato ad un pubblico che è anche molto esigente e spesso si chiede a prescindere il processore più potente, con la convinzione errata che sia il SoC a delineare la fascia di un prodotto. Crediamo che non sia più così da tempo.

Come si può leggere dalla nostra analisi il processore è velocissimo, ma inizia anche a scaldare in determinate situazioni e con determinati giochi. La situazione è preoccupante solo se si effettuano benchmark specifici, mai in casi di utilizzo reale dove la temperatura resta comunque contenuta, anche con giochi come Pubg e Call of Duty Mobile.

Il Mi 11 5G è velocissimo, in ogni situazione: ha memorie veloci, uno storage veloce, è pensato e costruito con i migliori componenti che si possono avere oggi. Difficile fare di più, e anche se si potesse fare non si riuscirebbe affatto a percepire la differenza: apertura istantanea delle app, ottima tenuta sul frame rate nei vari giochi, ogni operazione viene eseguita in pochissimo tempo, dall’esportazione di un filmato all’elaborazione di una foto.

La fotocamera è davvero ottima

Il giudizio alla fotocamera andrebbe diviso in due parti. Una relativa alle fotocamere e al modo in cui scatta le foto, e diciamo subito che il Mi 11 ha una resa fotografica davvero eccellente, e una legata alla parte software, a nostro avviso la sezione che meriterebbe di essere riorganizzata meglio. Il Mi 11 è un telefono che può fare tantissime cose, e le funzioni iniziano a diventare davvero tante: l’organizzazione, soprattutto di alcune funzioni avanzate, non è ottimale.

L’utente che scava all’interno del software della fotocamera, e si mette a provare e provare diverse soluzioni, alla fine capisce come tutto è stato organizzato e trova subito quello che gli serve, ma non sempre è tutto così immediato. Due esempi sono lo scatto a 108 megapixel che è diventata una opzione accessoria messa sotto “altro”, o al super macro, che di fatto sfrutta un sensore aggiuntivo da 5 megapixel ma che nell’interfaccia è inserita tra le diverse modalità.

I 108 megapixel, tanto pubblicizzati, sono un qualcosa che l’utente deve andare a cercare e impostare ogni volta, e risultano utili più per lo zoom (digitale) che per la risoluzione di una foto che sarebbe comunque sovra abbondante rispetto alla reali necessità. Anche perché, è bene dirlo, una foto a 108 megapixel pesa tantissimo. Pesano già tantissimo di loro le fotografie fatte, che arrivano anche a 27 MB: di default usano il jpeg e sono da 27 megapixel. In quest’ottica la memoria di soli 128 GB potrebbe sembrare un po’ risicata e conviene spendere 100 euro in più per la versione da 256 GB.

In linea generale la resa fotografica è davvero eccellente, sia per quanto riguarda la nitidezza delle foto sia per quanto riguarda il bilanciamento del bianco e il controllo dell’esposizione.

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Crediamo che una delle funzioni più importanti per la fotocamera di uno smartphone sia la capacità di controllare al meglio l’esposizione e gestire situazioni difficili, dove c’è il rischio di sovraesporre una zona o di chiudere completamente le ombre per mantenere i dettagli sulle alte luci. Come si può vedere dagli scatti lo Xiaomi Mi 11 riesce a gestire senza problemi situazioni di forte controluce, senza perdere dettagli sia sulle zone d’ombra che sulle zone che tendono ad essere sovraesposte. 

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L’HDR automatico non è per nulla esagerato, ma è assolutamente controllato nel gestire le scene ad alta dinamica. Del Mi 11 ci piace la tendenza a restituire una foto neutra e ben equilibrata, mentre ci ha dato un po’ fastidio il leggero shutter lag, sia sullo scatto che sul salvataggio del file: quando si preme il tasto di scatto l’impressione è sempre che ci sia un ritardo di una frazione di secondo, con lo scatto che arriva “dopo” e potrebbe far perdere l’attimo.

Lo schermo curvo, inoltre, crea saltuariamente problemi con la messa a fuoco e con lo scatto: un tocco occasionale nella parte bassa, in base all’impugnatura, sposta il punto di messa a fuoco e impedisce di scattare. Ci è successo un paio di volte.

L’obiettivo in assoluto migliore è quello ovviamente principale, ma come si può vedere dalle foto sotto anche il super wide si comporta davvero bene, con una deformazione decisamente contenuta.

La modalità ritratto usa il machine learning per lo scontorno ed è abbastanza precisa nel restituire il bokeh, e sempre parlando di bokeh è apprezzabile come il sensore grande da 108 megapixel, grazie proprio alla sua dimensione, riesca a restituire da una distanza ravvicinata uno sfuocato morbido davvero piacevole.

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La modalità ritratto

La modalità notte funziona come dovrebbe funzionare ogni modalità notte: non tende a creare la luce dove manca, e non esagera con il machine learning cercando di vedere al buio dove l’occhio non vede. Apprezziamo il fatto che la foto che il Mi 11 scatta sia molto vicina come resa a quella che effettivamente percepiamo osservando la scena dall’esterno.

Scattando con il Mi 11 5G ci siamo davvero divertiti, e dobbiamo dire che per certi aspetti anche l’assenza di uno zoom ottico non l’abbiamo sentita più di tanto. Certo, sarebbe stato meglio averlo su un telefono di questa classe ma la resa dello zoom digitale, che sfrutta il sensore da 108 megapixel, non è affatto da scartare. Qui sotto alcuni esempi, con zoom fino a 30x.

Vogliamo infine aprire una parentesi sull’editor fotografico davvero ben fatto, con alcuni funzioni che non sono affatto inedite ma che risultano di assoluto effetto per chi non le conosce.

Possiamo capire che chi è appassionato di fotografia trovi certe funzioni aberranti, ad esempio la possibilità di sostituire il cielo, ma per molte persone che non hanno neppure idea di cosa sia Photoshop un trucco simile potrebbe far comodo.

Lo smartphone non deve sostituire una fotocamera tradizionale, ma vuole essere la fotocamera di tutti e ogni aiuto, anche sul fotoritocco estremo, crediamo che possa essere utile. Abbiamo mostrato in queste settimane la funzione di sostituzione del cielo automatico a diversi amici e tutti sono rimasti assolutamente sorpresi dalla cosa: avrebbero comprato lo Xiaomi solo per quello e siamo sicuri che certe fotografie, se si usa una base credibile (foto la sera per cielo notturno, foto alle montagne per via lattea) pochi si accorgerebbero che si tratta di una foto artefatta, soprattutto se la pubblichiamo sui social.

Quasi nessuno, a riprova di quanto detto, si è accorto che molte delle foto che abbiamo mostrato loro erano “finte”, e dopo diversi generazioni il sistema di Xiaomi è diventato davvero efficiente, simile a quello di Photoshop o di Luminar.

La sostituzione dei cieli e la gomma oggetti, insieme anche ad alcuni effetti cinema (ancora limitati) sono funzioni che guardano davvero all’utente consumer, e che forse meriterebbero di essere pubblicizzate più dei 108 megapixel o di altre cose che invece capiscono solo pochi utenti appassionati.

Audio buono, ricezione così così e batteria nella media

La ricezione del Mi 11 5G non è impeccabile. Buona, ma non sorprendente. La cosa tuttavia non ci stupisce affatto: crediamo che i gestori abbiano privilegiato il 5G rispetto ad altre bande pertanto in alcune zone la ricezione 4G potrebbe risentirne leggermente rispetto ad altri modelli Xiaomi già usciti. Niente di problematico, ma ci sono telefoni che in alcune zone prendono leggermente meglio. Abbiamo fatto una analisi completa della ricezione e del GPS del telefono che potete consultare passando dal link di approfondimento qui sotto.

L’audio è buono, nulla di eccezione come non può essere eccezionale l’audio di un telefono. Xiaomi ha stretto una partnership con harman/kardon, azienda del gruppo Harman, ma siamo davanti a quella che è una partnership più commerciale che effettiva: all’interno, come certificato dai vari teardown, si trovano gli stessi identici componenti audio di produzione cinese già visti su altri smartphone. Lo Xiaomi Mi 11 restituisce un audio abbastanza chiaro, soprattutto in vivavoce, e un livello elevato ed è questo quello che più conta.

Buono anche l’audio in capsula e chiara la voce sulle chiamate, ma non ci sorprendiamo: è quello che ci aspettiamo da un telefono di questa fascia.

Sul fronte batteria abbiamo eseguito come sempre i nostro test ma il risultato non è pubblicabile perché il test è stato interrotto più volte e abbiamo dovuto fare una sorta di somma per arrivare al risultato, che si avvicina alle 12 ore per la modalità “medium” e alle 7 ore in modalità “heavy” con lo schermo a 120 Hz attivo.

Non possiamo dare un valore preciso, e certificare il risultato, perché il sistema di risparmio energetico molto aggressivo della MIUI “chiude” il processo di watchdog che ci permette di far girare il test in loop: questo vuol dire che saltuariamente il test si blocca e deve tutte le volte essere fatto ripartire a mano da dove si era arrestato, con lunghi periodi di stand by tra le diverse ripartenza. La stima, come si può vedere dalla foto sopra, è tra le 7 e le 8 ore con schermo a 120 Hz QHD+.

Non essendo perfettamente paragonabile agli altri test fatti fino ad oggi non lo inseriamo nella classifica. Abbiamo fatto diverse prove, e possiamo comunque dire che l’elemento che più consuma è lo schermo, seguito dal processore quando utilizza la GPU.

In stand by il battery drain, se non si usa l’AOD, è decisamente contenuto. La foto sopra mostra il drain in stand-by con AOD attivo: ecco come scende la batteria in modo costante, arrivando a circa 3 giorni se il telefono viene lasciato sulla mensola acceso.

Xiaomi, sapendo che alla fine la differenza sull’autonomia percepita non viene fatta tanto dallo schermo acceso quanto dal tempo di stand-by, ha cercato di gestire in modo molto aggressivo proprio lo stand-by, e questa gestione permette di arrivare senza problemi fino a sera, con la percezione di avere un telefono che consuma davvero poco. Se lo si usa invece tanto, quindi tanto schermo acceso, la batteria da 4.600mAh garantisce una buona prestazione se si calcola che lo schermo ha una risoluzione altissima, va a 120 Hz e ha anche una luminosità di picco molto elevata.

Velocissimo il caricatore nella confezione: 55 Watt, tecnologia GaN, meno di 50 minuti per riempire la batteria in caso di emergenza.

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