Xiaomi Mi 11, una gran fotocamera… con uno smartphone intorno – Il Secolo XIX

Genova – Poco meno di un anno dopo il precedente Mi 10 (qui il nostro test), Xiaomi ci riprova. Inteso come riprova a mettere in vendita un vero smartphone di alta gamma, con caratteristiche tecniche premium e però anche un prezzo (quasi) premium. E più o meno ci riesce.

La novità della parte iniziale del 2021 si chiama Mi 11 (anzi, Mi 11 5G) ed è in vendita da marzo: abbiamo avuto la possibilità di utilizzarlo per un paio di settimane, affiancandolo come secondo telefono a uno OnePlus 8 Pro da 12 Gb di Ram. Il nuovo Xiaomi si ferma a quota 8 con la Ram, ma ha 128 (o anche 256) Gb di memoria interna e soprattutto il nuovissimo Snapdragon “triplo 8” da 2,84 GHz a muovere il tutto; come dice il nome, c’è ovviamente la connettività 5G, insieme con wifi 6, bluetooth 5.2 ed Nfc. L’audio è stereo, ma per davvero, con due potenti speaker posizionati in alto e in basso e “curati” da Harman Kardon.

La batteria e quel caricatore che sembra un razzo
Gradevole da vedere, soprattutto nella colorazione azzurrina (che non abbiamo ricevuto), il Mi 11 è caratterizzato da un modulo fotocamera posteriore dalla forma più originale rispetto a quello del Mi 10 e anche meno imponente rispetto a quello del successivo Mi 10 Pro (che avevamo provato lo scorso ottobre); inoltre, la scocca non è più riflettente, cosa che lo rende meno sensibile allo sporco e agli aloni.

Il display (foto più sotto) è un bellissimo Amoled da 6,81 pollici, leggermente curvo ai bordi, che arriva alla risoluzione Qhd+ e a un refresh rate variabile sino a 120 Hz; sotto c’è il sensore di impronte digitali, che è preciso ma non precisissimo e non molto rapido, e il campionamento del tocco arriva addirittura a 480 Hz, che è un dato di cui si parla sempre poco, ma invece è importante, perché (semplificando) indica la rapidità di risposta del telefono alle nostre sollecitazioni.

La batteria ha una capacità di 4600 mAh, ma non ci ha convinto pienamente: il nostro Mi 11 è stato usato come smartphone “di appoggio”, ma abbiamo faticato a superare una giornata intera di stand-by. Segno che tutto quell’hardware di alto e altissimo livello è piuttosto energivoro, nonostante il notevole lavoro del sistema operativo per ottimizzare i consumi delle app. Quello che ci ha convinto tantissimo è invece il caricatore, che non solo è presente nella confezione (una “notizia”, visto il trend incominciato da Apple con gli iPhone 12), ma è pure uno dei primi di tipo GaN. La sigla sta per nitruro di gallio, un materiale usato come semiconduttore che sviluppa meno calore e dunque permette ai componenti di stare più vicini fra loro e dunque di occupare meno spazio. E al caricabatteria di essere più compatto nonostante che sia da 55W. Veloce, insomma. Anzi, super veloce: dopo averlo collegato, vedere la progressione della carica è davvero impressionante, così come lo è accorgersi che il telefono è arrivato al 100% nel tempo… della colazione.

Le certezze della fotocamera, i dubbi sul prezzo
Fra i 3 sensori fotografici posteriori, il più importante è ovviamente quello da 108 megapixel, ormai “marchio di fabbrica” degli Xiaomi di alta gamma, affiancato da un grandangolare da 13 Mp e da una macro da 5 Mp. No, non c’è uno zoom ottico, neanche piccolo, ma la mancanza non si sente molto. Si sente eccome, invece, la qualità degli scatti, elevata praticamente in ogni condizione di luce e di utilizzo: le immagini sono ottime, la messa a fuoco è rapida, la modalità notturna funziona bene. Per quanto riguarda i video, che si possono girare anche in 8K, curiose le 6 modalità “creative” preimpostate, per creare clip divertenti che faranno la gioia dei vostri follower sui social network.

Il Mi 11 5G non è un telefono perfetto, ma convincente. Davvero convicente. Tranne che per il prezzo: al netto delle promozioni, costa 800 euro (per la precisione, 799), che diventano 900 per la variante 8/256. Come scrivemmo a primavera 2020 per il Mi 10, quasi 1000 euro sono tanti. E sono tanti soprattutto per uno Xiaomi: non perché non li valga, ma perché portano questo smartphone nell’orbita degli ottimi Samsung S20 (soprattutto la versione Fe), o anche del comunque più performante OnePlus 8 Pro cui lo abbiamo affiancato.

L’azienda cinese ha un problema di posizionamento e di percezione del marchio, ma con questo smartphone ne ha pure un altro: è probabile che al Mi 11 seguano un Mi 11 Pro o magari un Mi 11T, o magari anche un Mi 11T Pro. O magari tutti e tre. E perché dovrei comprare oggi un telefono che fra 6 mesi sarà superato da un modello più potente e performante e magari anche 200 euro meno caro, come accaduto l’anno scorso con Mi 10 e Mi 10T Pro?

Parafrasando quello che scrivemmo allora, il Mi 11 va bene per chi ha intenzione di tenerlo e usarlo per almeno un paio d’anni, così da ammortizzare la spesa. Altrimenti, meglio aspettare il Pro. O il T, oppure il T Pro. O magari una variante Ultra, chissà…

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