Xiaomi Mi Band 5, un “tuttofare” da allacciare al polso: la prova – Il Secolo XIX

La nuova Mi Band 5 resta compatta, nonostante che le dimensioni del display siano cresciute

Abbiamo provato per oltre 2 settimane la nuova smartband del colosso cinese della tecnologia: ecco perché è quella da comprare e quali sono le possibili alternative

Genova – Come dev’essere fatto uno smartwatch (o una smartband) per essere davvero utile e svolgere bene i suoi compiti? In redazione lo sosteniamo più o meno dal 2012, quando siamo stati fra i primi in Italia ad acquistare un Pebble, che a sua volta è stato il primo, vero smartwatch della storia (parecchio prima dell’Apple Watch): dev’essere compatto, leggero, non farsi notare, fare discretamente il suo lavoro. E possibilmente costare poco.

Che è più o meno esattamente quello che fa la nuova Mi Band 5 di Xiaomi, che per noi ha sostituito la precedente Mi Band 4, che a sua volta aveva sostituito un Amazfit Bip, che era stato l’erede del primo Pebble dopo la sua prematura dipartita: non è ingombrante, è facile da usare, riceve le notifiche dello smartphone in maniera efficace (che è poi lo scopo primario di gadget come questo). E costa meno di 40 euro.

Che cosa ci è piaciuto della Mi Band 5
La prima cosa che si nota, quando si estrae il bracciale dalla (piccola) confezione, è che lo schermo è più grande, nonostante che gli ingombri dell’oggetto nell’insieme siano rimasti pressoché invariati: ora arriva a 1.2 pollici, è in alta risoluzione e più leggibile. Decisamente un pregio, anche se non avete superato gli “anta”. La seconda è che è cambiato il metodo di ricarica: abbandonato finalmente il macchinoso procedimento per cui si doveva estrarre il “cuore” della Mi Band dal bracciale, adesso si può fare tutto senza doverlo ogni volta smontare. Altro passo avanti.

Confermati tutti gli altri punti di forza: software stabile e ben fatto (anche se al momento solo in inglese), buona integrazione con le app presenti sullo smartphone, notifiche leggibili e puntuali, vibrazione ben tarata, sensore di battito preciso e ottima batteria. Nel senso che dura talmente tanto (anche 10-12 giorni) che ci si dimentica di dover ricaricare l’orologio.

Che cosa ci è piaciuto poco della Mi Band 5
Confermati anche i (pochi) punti deboli della Mi Band 4: il bracciale è di un materiale che fa parecchio sudare, soprattutto nella stagione estiva; la visibilità sotto la luce diretta del sole è migliorabile (ma è un difetto comune a molti prodotti del genere); di notte, la luce che filtra dal sensore di battito può risultare fastidiosa.

Di notte, la luce del sensore di battito può risultare un po’ “aggressiva” per gli occhi

Sono onestamente piccole cose, che non impediscono di consigliare la Xiaomi Mi Band 5 come la smartband da comprare in questo momento (insieme con il già citato Amazfit Bip, se si vuole un design più da orologio).

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